Assemblaggio Combat BF109

In questo articolo vi racconto come costruire un aeromodello radiocomandato “Combat” Messerschmitt BF109. Il kit che andremo a costruire è stato progettato e realizzato da Gianluca, aeromodellista esperto del Gruppo Modellistico Infernetto.

Si tratta di un modello ad ala bassa molto agile e divertente. Pur non essendo complicato da pilotare non è un aereo scuola e quindi lo vedo poco adatto ad un principiante. L’assemblaggio non è difficile e non richiede particolari abilità o strumenti, richiede comunque attenzione. Il tempo totale richiesto all’assemblaggio è di circa 5 ore.

I modelli Combat sono utilizzati per competizioni specifiche. La gara combat vede l’area di volo impegnata da più modelli in contemporanea. Ogni modello ha attaccato alla propria coda una fascetta di carta lunga dieci metri. Scopo della battaglia è tagliare le fascette degli avversari ed allo stesso tempo preservare la propria. Ovviamente vince chi alla fine del tempo di gioco ha la fascetta più lunga.

Come tutti i modelli Combat, anche il nostro BF109, non è dotato di carrello, quindi si lancia a mano e atterra sulla pancia.

Il peso finale del modello pronto al volo (quindi con tutte le componenti a bordo, batteria inclusa) è consigliato al di sotto dei 600 grammi. Sul fronte della limitazione del peso, se desiderate rendere il modello più resistente potete farlo inserendo longheroni in carbonio o altra fibra o con l’applicazione di nastro tramato. Vi consiglio di applicare una striscia di nastro nella parte bassa della fusoliera al fine di limitare i danni in fase di atterraggio, visto che come abbiamo detto in precedenza, non abbiamo il carrello.

All’interno del kit che ci ha fornito Gianluca troviamo:

  1. Ala composta da due semiale in polestirele
  2. Fusoliera composta da quattro pezzi in polestirele
  3. Timone e stabilizzazione in polestirele
  4. Cockpit in policarbonato
  5. Naca in polestirele
  6. Parafiamma e supporto batteria in multistrato di betulla
  7. Manuale

Adesso che abbiamo il kit sul tavolo vediamo di quali altri componenti e materiali abbiamo bisogno. Di seguito vi riassumo i materiali che ho utilizzato io, ovviamente siete liberi di usare i materiali che preferite, purchè con caratteristiche e prestazioni paragonabili.

MaterialeQuantità
Listello in carbonio pieno 0,5x3x1000 mm2Apri
ESC per motore brushless1Apri
Motore brushless 3S 1300kv1Apri
Microservi4Apri
Batteria LIPO 3S 1800 mAh1Apri
Tiranti per leverismi1Apri
Nastro tramato1Apri
Magneti 5×51Apri
Squadrette2Apri
Forcelle1Apri
Cementite1Apri
Attivatore per cianoacrilato1Apri
Cianoacrilato2Apri
Elica 9×51Apri
Prolunga Y per servi alettoni1Apri
Ricevente adatta al proprio radiocomando1

Oltre al kit e al materiale da comprare elencato sopra, per l’assemblaggio ho utilizzato alcuni componenti e utensili che ho stampato in 3D. Si tratta del supporto motore, del meccanismo di chiusura magnetico del vano batteria e di un attrezzo per tagliare a 90 e 30 gradi utilizzato per le superfici mobili. Consiglio di stampare tutti i pezzi in PETG con infill al 30%.

Adesso che abbiamo tutto quello che ci serve, passiamo alla costruzione del nostro modello. Questo è l’esploso del nostro BF109.

Attenzione!
Per incollare ho deciso di utilizzare il cianoacrilato per motivi di tempo. Questa tecnica permette di fare tutto più velocemente ma bisogna essere rapidi nel posizionare le componenti da incollare ed immediatamente fissare il ciano con l’attivatore; il ciano infatti tende a scogliere il polestirele. Se non avete fretta potete incollare usando il Vinavil 59 o una colla acetovinilica.

La fusoliera
I quattro pezzi che compongono la fusoliera devono essere uniti; prima uniamo i gusci che compongono i due tronchi, quindi uniamo il tutto per ottenere la fusoliera.

Sotto vediamo i due tronchi assemblati, pronti per essere uniti.

Sotto vediamo la fusoliera assemblata.

Una volta che la fusoliera è assemblata andiamo a carteggiare la giuntura tra i due tronchi e dove altro possa essercene bisogno. Per farlo utilizziamo carta vetrata 60-80. Non utilizziamo carte troppo sottili perché potrebbe danneggiarsi la superficie.

L’ala
Le semiali presenti all’interno del kit devono essere sagomate alle estremità esterne e bisogna estrarre gli alettoni. Adesso vediamo come sagomare, più avanti vedremo come procedere per estrarre e lavorare le superfici mobili.

Utilizzando il taglierino rimuoviamo il materiale in eccesso, restando all’esterno della riga rossa; successivamente utilizzando la carta vetrata andremo ad arrotondare e sagomare meglio il bordo.

Le superfici mobili
Il collegamento delle superfici mobili con le ali ho deciso di completarlo utilizzando il nastro tramato, nulla osta ad utilizzare altri strumenti, come ad esempio le classiche cerniere.

Utilizzando lo strumento stampato andremo a separare le superfici mobili dal resto della superficie praticando un taglio con un angolo di 30° rispetto alla perpendicolare del piano di lavoro. L’immagine sotto spiega meglio come procedere.

Sotto vediamo come utilizzare l’utensile per guidare il taglierino.

Una volta che abbiamo separato l’alettone dall’ala dobbiamo rimuovere dall’ala il materiale eccedente dalla lavorazione, operando un taglio a 90°. L’immagine che segue illustra come tra l’ala e l’alettone sia presente un vuoto necessario all’alettone per scendere liberamente.

Utilizzando il nastro tramato andate ad unire l’ala e l’alettone. Lo stesso approccio verrà utilizzato per il timone e lo stabilizzatore.

Irrigidimento ali
In questa fase andremo ad irrigidire le ali per mezzo dell’inserimento un listello di carbonio all’interno del polestirele. Ingloberemo una porzione di listello in ogni semiala (nella parte superiore), dopo aver ricavato una fessura utilizzando il taglierino, per irrigidirla. Una volta incollate le due semiale, andremo ad inserire un altro listello (questa volta nella parte inferiore) per irrobustire ulteriormente l’intera ala.
Il listello di irrigidimento della semiala verrà posizionato a 4 cm dal bordo d’entrata, misurato all’inizio della curva.

Incollaggio ala
Di seguito trovate una serie di immagini che riportano indicazioni fondamentali per le dimensioni e proporzioni del modello.

Carteggiamo la base delle due semiale per favorire la creazione di un angolo tra le due semiale. L’angolo che ho scelto per questo assemblaggio andrà a sollevare la punta dell’ala (non parallela al piano di appoggio) di 4cm. Si può optare per angoli maggiori, che renderanno il modello più reattivo anche se più instabile nel volo rovescio.

Fatto questo passiamo all’incollaggio e successivamente all’inserimento del listello di carbonio nella parte inferiore. Questo listello va posizionato nel lato inferiore a 5 cm dal bordo d’entrata, misurato all’inizio della curva.

Utilizzate del nastro di carta per fissare temporaneamente il listello durante il tracciamento della fessura in cui verrà sussivamente inserito di taglio.

Per migliorare la stabilità e la resistenza all’usura consiglio di applicare un giro di nastro tramato al centro dell’ala.

Installazione superfici mobili
Utilizzando il nastro tramato andiamo a unire le superfici mobili come da disegno.

Apertura vani servi alettoni
Visto che l’aereo non ha carrello e quindi atterra sulla pancia e sulle ali, i tiranti degli alettoni sono posizionati sulla superiore dell’ala, insieme ai relativi servi. In questa sezione vediamo come aprire i vani per posizionare i servi. Trovate una posizione che non dia fastidio agli irrigidimenti e vada bene per creare la tiranteria; io mi sono fatto una dima con un foglio di carta A4, girandolo lo uso per l’altra ala cosi sono certo di avere i servi nella stessa posizione.

Individuata la posizione, utilizzando una fresa, scavate quanto necessario.

Sempre utilizzando la fresa, scavate un piccolo passaggio per il cavo del servo.
Una volta finito con la fresa stendete un sottile strato di ciano nello scavo per irrigidire il tutto. Come il ciano sarà asciutto verificate che il servo si posizioni correttamente all’interno della sede ed eventualmente correggete con la fresa eventuali eccessi di ciano.

Installazione timone e stabilizzazione
Il timone e la stabilizzazione richiedono diversi passaggi.

Come prima cosa smussiamo la superficie a contatto con il timone con una angolo di 45°.

Il bordo di entrata del timone e della stabilizzazione devono essere sagomate per favore la penetrazione aerodinamica.

Le due parti che compongono la stabilizzazione devono essere unite tramite un tondino di metallo da 2mm, sagomata come in foto.

Mettete il ciano sul tondino prima di inserirlo e anche sulla parte esterna a contatto con le superfici. Ovviamente dopo esservi assicurati che tutto sia dritto.

Utilizzando la stessa metodologia usata per gli alettoni, unite le componenti della stabilizzazione.

Così come abbiamo fatto per l’ala, anche la stabilizzazione deve essere irrigidita con un listello di carbonio.

Incolliamo adesso timone e stabilizzazione. Il risultato atteso è quello nella foto qui sotto.

Una volta completato il timone possiamo incollarlo alla fusoliera, dopo aver carteggiato l’area dove andremo ad incollare il timone.

Il parafiamma
All’interno del kit vengono forniti il parafiamma ed il portabatterie, entrambi in multistrato di betulla. Questi due componenti devono essere incollati tra loro, prima di essere posizionati all’interno della fusoliera. Una volta incollato il parafiamma all’interno della fusoliera, vi consiglio di aggiungere sulla parte alta del porta batteria una striscia di velcro per assicurare il fissaggio della batteria.


Per permettere l’installazione del supporto motore bisogna praticare i fori all’interno del parafiamma, così come illustrato nella foto sotto. Una volta che avete fatto il foro inserite delle viti 3×20 con relativa rondella e serrate con il dado.

A questo punto possiamo incollare il parafiamma alla fusoliera.

Consiglio di incollare un pezzo di materiale sagomato correttamente sotto il portabatterie. Questo per ridurre fortemente le vibrazioni del porta batteria e quindi lo stress alla giunzione con il parafiamma.

Fatto questo installiamo l’ESC e colleghiamolo al motore. Come vedete nella foto sotto, l’ESC viene posizionato sotto il porta batterie ed i cavi passano attraverso le fresature poste nella parte bassa del parafiamma.

Installazione motore
Per prima cosa installiamo il motore sul supporto stampato in PETG. Questo supporto presenta uno scasso che possiamo usare per eventualmente far passare i cavi del motore.


Per dare la giusta inclinazione al motore aggiungere 1.5mm tra il supporto in alto a destra (guardando il motore da davanti) ed il supporto.

Il motore, visto da davanti, deve girare in sento antiorario. Se così non fosse modificate i collegamenti del motore con l’ESC.

Apertura vano batteria
Usando il taglierino dobbiamo aprire un’apertura che permetta di accedere al vano per l’installazione e rimozione della batteria.

Consiglio di usare un foglio rettangolare di dimensione 100x90mm, piegarlo a metà e usare la riga della piega per allinearlo alla riga della saldatura dei due gusci.

La foto di seguito mostra l’apertura che ho realizzato sul mio modello.

Dopo aver realizzato l’apertura ed il relativo portello, passiamo al meccanismo di blocco. Tra le componenti da stampare in 3D trovare questi quattro supporti all’interno del quali andare a posizionare i magneti. Prima di inserire il magnete nella sede del supporto stampato applicate una goccia di ciano. Assicuratevi che le polarità dei magneti coincidano, prima di incollarli.

Quando saranno pronti i quattro supporti potremmo provvedere ad incollarli all’interno del vano, come mostrato nella foto che segue.

Installazione ala
Per incollare l’ala alla fusoliera girate il modello e allineate la saldatura dell’ala con quella della fusoliera. Incolliamo nelle giunzioni in alto ed in basso tra l’ala e la fusoliera.

Prima di procedere con l’incollaggio accertiamoci che l’ala sia dritta.

Finito di incollare la parte inferiore, giriamo il modello. Posizioniamo i servi nelle opportune sedi e facciamo arrivare i cavi all’interno della fusoliera. Utilizzando del nastro di carta posizioniamo il tutto in modo temporaneo, giusto il tempo per incollare l’ala alla fusoliera.

Fatto questo incolliamo la giunzione tra il bordo superiore dell’ala e la fusoliera.

Cementite
Prima di procedere con la cementite dobbiamo portare i servi all’interno della fusoliera per evitare di bagnarli, quindi chiudiamo l’apertura con il nastro di carta.

Per proteggere il motore possiamo chiuderlo in una busta di plastica.

Utilizzando un pennello pulito andiamo a ricoprire di cementite (non diluita) tutta la superficie in polestirele. Fate asciugare bene prima di proseguire. Una volta asciutto, carteggiate leggermente con carta vetrata fine.

Installazione servi e leverismi
Dobbiamo installare quattro servi, due per gli alettoni, uno per il timone ed una per la stabilizzazione. I due servi degli alettoni devono essere uniti con una prolunga ad “Y”. Qui sotto le posizioni dei servi.

Una volta incollati i servi passiamo alla tiranteria. Come prima cosa fissiamo le squadrette alle superfici mobili, quindi con i servi e le superfici centrate assembliamo i tiranti.

La foto sotto illustra il posizionamento della tiranteria dell’alettone.

La foto sotto illustra il posizionamento della tiranteria della stabilizzazione.

La foto sotto illustra il posizionamento della tiranteria del timone.

Nella foto seguente possiamo vedere tutti i servi al loro posto con la tiranteria installata.

Verniciatura
La verniciatura del modello deve essere realizzata esclusivamente utilizzando smalto ad acqua. Per limitare il peso consiglio di dare una sola mano di vernice.

Anche se tipicamente i combat hanno colorazioni che richiamano gli aerei da guerra, un po’ perché sono pacifista, un po’ perché voglio evitare di confondere nella mischia il mio aereo con altri, ho deciso di colorare rosso il mio combat.

Installazione ricevente e regolazione dei servi
Installiamo la ricevente all’interno della fusoliera, incollandola su un lato per mezzo di nastro biadesivo o velcro.

Installazione ESC
Come visto in precendeza abbiamo posizionato l’ESC sotto il portabatterie, adesso assicuriamolo utilizzando un pezzo di nastro biadesivo o velcro.

Installazione cockpit e naca
La stampa del cockpit viene fornita con del materiale in eccesso, necessita quindi di essere ritalgiata a misura. Una volta rimosso il policarbonato in eccesso possiamo procedere al posizionamento e al fissaggio, utilizzando nastro tramato. Per rendere più realistico il cockpit ho ripassato la traverse con il pennarello nero.

La naca, una volta che tutto il resto è a posto, può essere incollata al parafiamma. Volendo si può optare per un meccanismo di aggancio tipo nastro, magneti o velcro.

Regolazione servi
Come ultimo passaggio, regoliamo il movimento dei servocomandi.

Per la regolazione del reverse utilizziamo la tabella qui sotto per accertarci che tutto si muova nel verso giusto. Se ci sono differenze agiamo sul reverse del comando sbagliato.

Oltre al reverse dobbiamo regolare i fine corsa ed eventualmente dual rate ed esponenziale. Si tratta di settaggi molto legati allo stile del pilota, quindi agite nel modo migliore per il vostro stile.

Abbiamo finito! Non ci resta che caricare le batterie e recarci al campo volo per vedere in aria la nostra nuova creazione.

La configurazione elettrica consigliata ci permette di volare in tutta sicurezza per almeno 4 minuti; settate il timer del vostro radiocomando e buon divertimento!

Spero sinceramente che questo articolo sia stato utile e piacevole. Se avete notato errori, mancanze o passaggi poco chiari potete scrivermi all’indirizzo “emiliano punto carlesi chiocciola gmail punto com”. Ovviamente potete scrivermi anche se l’articolo vi è piaciuto e avete suggerimenti o anche solo per farmi sapere che vi è stato utile.

La colpa non è solo dell’utonto

Premetto subito che non ho nulla contro Fastweb, anzi; è il mio provider preferito e questo post cita Fastweb solo come esempio.

Ho notato che Fastweb invia SMS contenenti link al proprio sito. Questa modalità di comunicazione non è a mio avviso corretta, soprattutto perché tende a educare male i propri utenti.

Dato che sappiamo bene come l’utente tenda a non capire chi gli stia scrivendo ed allo stesso tempo ami cliccare in modo compulsivo su qualsiasi link gli compaia, penso che sarebbe il caso di evitare di inviare link che rafforzino questa tendenza insana.

Penso che sarebbe più saggio impegnarsi a non inviare mai link ai propri utenti e ricordare questo agli stessi, magari chiudendo ogni comunicazione con una frase tipo “Ricordati che non ti invieremo mai link, quindi non dovrai mai aprire link che pensi possano arrivarti da noi”. Almeno in caso di incidente si potrò dire al cliente “te l’avevamo detto”.

Ovviamente per poter smettere di inviare link ai propri utenti si renderà necessario avere un sito internet funzionante e soprattutto con un motore di ricerca che faccia il proprio mestiere.

IT Attitude chiude :(

Dopo anni di duro lavoro ed impegno, mio ma non solo, IT Attitude è fallita.

Ho ricevuto l’altro giorno la chiamata da parte dell’avvocato che mi avvisava dell accaduto. C’erano state diverse udienze e diversi rinvii, un po’ dovuti alla pandemia, un po’ al girare di carte dovuto ai meccanismi legali. Io intanto ho provato a trovare una soluzione, cercando di proporre nuove attività a nuovi clienti, ma da solo non sono riuscito ad avviare attività sufficienti a rimettere a posto le cose.

Non è una bella sensazione quella del fallimento. Non è la prima volta che fallisco in qualcosa, però questa volta la cosa è più pesante.

La situazione che però mi sta veramente sullo stomaco è il fatto che tutto questo derivi dal mio errore di aver affidato il futuro della mia azienda ad un cliente di merda. Si è trattato di un errore fatale.

Che lavorare per UniCredit fosse rischioso l’avevo capito rapidamente, eppure nonostante tutto non ho lasciato quando avrei dovuto. Certo, adesso è facile capire quando avrei dovuto lasciare quella palude, però in effetti, con lucidità, anche all’epoca avrei dovuto capire che era un ambiente insano.

Come tutti i fallimenti resta l’esperienza, le competenze acquisite e soprattutto l’amicizia nata con persone fantastiche.

Non è la fine, restano da sistemare alcune situazioni e poi ci sono nuove avventure, però i coglioni girano.

In tutto questo l’udienza contro UniCredit era stata fissata a giugno… Vedremo che succederà, ormai anche solo per curiosità.

Finalmente udienza!

E finalmente arrivò il 18 giugno! Dopo un paio di rinvii causa COVID, ieri era il giorno dell’udienza per l’ingiunzione di pagamento che abbiamo presentato come IT Attitude verso UniCredit.

L’udienza si è tenuta presso il Tribunale di Milano e nonostante il mio avvocato avesse provveduto ad avvisarmi che si sarebbe svolta “nelle forme della trattazione scritta” io qualche giorno prima mi ero già attrezzato per la trasferta! Per fortuna che la formula, per quanto io ignorante in materia, mi aveva messo la pulce nell’orecchio e così avevo deciso di chiamare il mio avvocato per chiedere conferma. Mi disse che non c’era da andare da nessuna parte e che avremmo depositato note scritte. Bene, mi sono risparmiato una gita inutile a Milano e relativa figuraccia…

Oltre alle nostre note anche l’avvocato di UniCredit ha depositato le sue. Dopo aver letto la nota un paio di volte ho pensato di riprendere quanto scrittovi per questo post, un po’ per raccogliere le idee, un po’ per condividere con voi quello che succede in alcune presunte “grandi aziende”.

Nei nostri atti abbiamo riportato il fatto che il nostro credito nei confronti di UniCredit è maturato a fronte di comportamenti interni a UniCredit stessa in contrasto delle loro stesse regole aziendali. Questo ovviamente l’avvocato di UniCredit non può accettarlo come dato di fatto, però (non avendo io ragione di pensare che esso sia uno sprovveduto) sono certo che in cuor suo ben sappia come funzionino le cose. La realtà, anche se inelegante, resta tale, quindi ritengo sano riportare un po’ di numeri e fatti.

Nelle note di UniCredit si legge “presunta e non provata “consuetudine consolidata tra le parti””. Ovviamente UniCredit contesta il fatto che gli si dica che alcuni dei suoi facciano come cazzo gli pare, ma tant’è.

La visione paradisiaca in cui a inizio anno si assegna un budget e con quello i manager fanno i progetti, non funziona sempre. Anzi, spesso già ad Aprile li trovi che cercano soldi per fare cose (utili o meno, dipende dai punti di vista) e molto spesso per cercare di tappare casini fatti a suo tempo ed ancora pendenti. Nel nostro caso, il casino era che a fronte di un budget per un’attività da svolgere con alcune persone, ci fu chiesto di fare diverse altre attività, con più persone coinvolte. Oltre a questo ci fu chiesto di subappaltare attività a società terze, non accreditate presso UniCredit (chissà come furono scelte quelle società) e di comprare materiale da far poi passare come giornate.

Qui il primo dubbio che mi viene rileggendo (immagino che sarebbe dovuto venire anche a qualcuno in UniCredit) è, ma questi con un team di x persone, come fanno a fattura più di x * <giorni del mese>? E si perché se metti nero su bianco che una persona ha lavorato 40 giorni in un mese, in un’azienda normale qualcuno ti chiama e ti chiede chiarimenti, in UniCredit no. O meglio, in alcuni casi lo fanno e in altri no (chissà come discriminano).

Così ad esempio, a fronte di un ordine per un attività di “running”, abbiamo emesso fattura per l’intero importo annuale, ad Aprile. Nessuno ha chiesto come mai fatturassimo l’attività otto mesi prima. Ma un caso potrebbe non essere consuetudine, vediamo se ne trovo altri…

Ad esempio, visto che a fronte delle continue richieste di UniCredit noi eravamo sempre sotto di ordini, la risposta della banca quale era? Un classico “fattura su questo”, dove “questo” identificava un PO emesso per un’attività di cui non avevamo mai sentito parlare, con richiedenti a noi sconosciuti, ma evidentemente compiacenti. Ad esempio:

  • 2000408157
  • 2000416132
  • 2000402596
  • 2000398771
  • 2000393392
  • 2000391292
  • 2000381248
  • 2000351132
  • 2000331446
  • 2000297022

Ne riporto giusto una decina ma l’elenco di ordini “al portatore” che sono stati utilizzati da UniCredit per gestire il credito nei nostri confronti è ben più ampio. Anche questo è indice di “presunta e non provata “consuetudine consolidata tra le parti””? Se questo è normale non oso immaginare cosa altro possa succedere li dentro.

Un altro passaggio che trovo quasi divertente è questo:

“La It Attitude S.r.l., inoltre, risulta sottoposta a procedura concorsuale (cfr doc. 29 parte attrice) e sussiste, pertanto, il concreto rischio che Unicredit Services S.c.p.a. non riesca a conseguire la restituzione degli importi versati in caso di concessione della provvisoria esecutività al decreto ingiuntivo opposto.”

In parte ha ragione, la mia azienda versa in pessime acque. Quello che però bisogna anche dire è che questa situazione deriva dal fatto di avere cominciato a lavorare con UniCredit. Mi sono trovato invischiato in una situazione che pur sembrandomi strana mi è stata fatta passare per normale. Io ho sbagliato e ho dato fiducia a UniCredit e a chi la rappresentava e ho cominciato a seguire le loro regole. Ho sbagliato perché non avevo valutato che le loro regole servono solo a tutelare loro.

Per adesso direi basta qui, magari farò una rubrica settimanale con un post ogni lunedì. La chiamerò “pillole di UniCredit”.

Social network all’italiana

Come tutti sappiamo la politica italiana ha sempre considerato l’informatica un dettaglio, per non dire un fastidio. Lo Stato non ci ha mai investito, se non a livello di rete dove più che investimenti abbiamo visto sprechi e regali. I privati (che in buona parte succhiano soldi allo Stato) non hanno fatto molto meglio.

Nella patria del body rental non ha senso sperare che qualcuno parli di IT in modo ragionevole, da questo assunto la minchiata del giorno è “chiediamo i documenti a chi si registra ai social network”.

Invece di preoccuparsi che:

  • I sistemi operativi (Microsoft, Apple, Google)
  • I social network (Facebook, Twitter, Instragram)
  • Le piattaforme email (Gmail, Outlook, Yahoo, AOL)
  • Il Cloud (Amazon, Google, Microsoft, Apple)
  • L’e-commerce (Amazon)

Tutto questo sia “made di USA”… di cosa si preoccupa la politica italiana? Di chiedere i documenti a chi si registra ad un “social network”!

C’è poi da capire cosa si intenda con social network? Io che ho un merdoso blog che consente i commenti, dovrei chiedere i documenti?

Facebook (e tutti gli altri soggetti interessati) dovrebbero integrarsi con tutte le anagrafi del pianeta? Oppure questo obbligo varrebbe solo per chi si connette da un IP di un provider italiano? In questo caso, uno che usa TOR o qualsiasi altra VPN è esentato? E uno straniero che vive in Italia come dovrebbe fare? Lo Stato Italiano garantirebbe un documento Francese o Brasiliano?

A me pare che sia una cazzata, utile giusto a occupare spazio sui giornale per non parlare di cose serie.

Solitamente amo il mio lavoro

Ho cominciato a programmare a 13 anni in QBasic, poi GWBasic, poi ho installato il mio primo Unix, era uno Xenix e grazie a lui ho scoperto il C. La scintilla è scoccata subito, più per me che per lui a onor del vero: ha fatto di tutto di evitarmi ed ostacolarmi, alla fine però siamo diventati amici! Comunque, dopo quasi trent’anni passati in questo mondo, ho la fortuna di essere ancora immensamente innamorato del mio lavoro. Da qualche giorno sta lavorando ad un progetto che mi piace molto e questo lo considero un grande privilegio.

Diversamente invece vanno le cose su altri fronti. Si perché dopo aver fatto il freelance per circa quindici anni, nel 2011 ho avuto la pessima idea di aprire una società mia. Le premesse c’erano: la richiesta era tanta e io da solo non riuscivo a stare dietro a tutti. Quale idea migliore di aprire un’azienda, mettere insieme un bel gruppo di appassionati e fare qualcosa di qualità? Meglio delle straviste società che fanno body rental e che tanto vanno di moda in questo devastato paese. O no? A vederla oggi, no.

A luglio 2011 ha inizio la mia avventura. Il nome scelto per la società è IT Attitude. Non è una mia idea ma di un mio caro amico (grazie Ric), mi piace e partiamo a mille. Tempo sei mesi e abbiamo già diversi progetti in piedi: uno è per conto di una delle principali aziende di software del pianeta, stanno rifacendo lo sportello di un’importante banca italiana e mi chiedono di partecipare. Accetto e così io e due dei miei (eravamo cinque in azienda all’epoca) ci buttiamo in questo primo progetto enterprise. Oltre a questo portiamo avanti altri progetti minori.

Mentre lavoriamo a questo progetto si apre un’opportunità molto interessante: un progetto in ambito Fraud Management presso UniCredit. Do la mia disponibilità ed entro poche settimane iniziamo a lavorare. Il progetto è interessante e le persone del team del cliente sono molto disponibili. C’è un bel clima e si lavora bene. Il responsabile del team, Andrea, è una persona preparata e molto seria (e simpatica allo stesso tempo). Il progetto si chiama Sniper.

Passano circa due anni e sempre nell’ambito Cyber Security di UniCredit , a fronte di cambiamenti organizzativi, partono nuovi progetti. Noi siamo dentro su Sniper e ci proponiamo di lavorare su nuovi task presso altri gruppi, sempre nella sicurezza. Ci affidano piccoli task e col tempo arriviamo ad essere un importante fornitore per la sicurezza di UniCredit . Iniziamo la procedura per diventare fornitori diretti e al termine della stessa cominciamo a partecipare a gare, all’inizio piccole ma col tempo i volumi crescono. La società, siamo intorno al 2015, ha circa 15 tra dipendenti e consulenti. Le cose sembrerebbero andare bene, o meglio, vanno molto bene dal punto di vista tecnico. Quello che sviluppiamo piace e diventa sempre più core. Dal punto di vista amministrativo invece le cose sono problematiche, adesso racconto perché, prima però dove spiegare come funzionano i processi di procurement in UniCredit.

Quando un utente (che ha potere di acquisto) in UniCredit ha bisogno di qualcosa (un computer, un servizio in abbonamento, un software, una consulenza), il cui costo super una certa soglia (molto basse per la verità), deve interessare una funzione specifica che si occupa di procurare il servizio al miglior prezzo (si chiama appunto procurement). Per fare questo il procurement contatta una serie di fornitore censiti (ed eventualmente quelli che indica l’utente che ha bisogno del servizio) e dopo una trattativa più o meno lunga, acquista quello che ritiene meglio. Da notare che, almeno per quello che ho visto io, le persone che lavorano al procurement non hanno alcuna competenza tecnica, quindi se non indirizzati correttamente, rischiano di comprare non sempre la cosa migliore. Altro aspetto fondamentale, le persone che lavorano al procurement vengono valutate e di conseguenza premiate, in base al risparmio che procurano con il loro operato all’azienda UniCredit.

Questa premessa perché tutti (o comunque in grandissima parte) i problemi che sta avendo la mia società sono da individuarsi in un momento specifico: maggio 2017, quando abbiamo vinto una gara triennale per a fornitura di servizi professionali presso il team di Cyber Security di UniCredit. La cosa era partita con il piede sbagliato e io ad un certo punto avevo avuto la tentazione di lasciare perdere tutto e dedicarmi ad altri progetti che mi si prospettavano, purtroppo mi sono fidato delle mie controparti e viste le dimensioni di UniCredit e la durata del contratto, ho accettato di proseguire. Uno dei fattori che mi ha fatto andare avanti e non lasciare è stato il credito che avevo con UniCredit dovuto ad attività lavorate senza aver la copertura di un ordine. All’epoca la cifra mi sembrava importante e non volevo perdere quei 40000 euro, adesso maledico il giorno che non ho lasciato perdere. Ne avrei persi solo 40000 ma adesso non mi troverei nel casino attuale. Comunque, ormai è andata. Andata male purtroppo. Si perché la gara l’abbiamo si vinta, ma dopo quattro round ed altrettanti ribassi di tariffa: siamo partiti da 450 euro e siamo arrivati a 320. Possono sembrare cifre alte ma per certi professionalità non lo sono. I dipendenti della mia società erano tutti assunti a tempo indeterminato con RAL dai 30 ai 55 mila euro. Insomma la qualità c’era e di conseguenza i costi. Serviva un cliente serio e un progetto importante. Purtroppo sembravano esserlo, invece è stato un massacro.

Scrivere non è il mio forte e perdo il filo, torniamo al racconto di quella gara. Quel giorno mi trovavo a Milano e aspettavo impaziente che si chiudesse il quarto round, pensavo sarebbe stato uno dei giorni più felici della mia vita, quel contratto ci avrebbe permesso di mettere su il laboratorio avviare un progetto che avevo in mente. Volevo usare i soldi che avremmo guadagnato con UniCredit per fare qualcosa di mio. Le cose sono andate diversamente. A novembre 2017 gli ordini finiscono, il cliente però mi rassicura che a gennaio sarebbero arrivati ordini nuovi e che fino ad allora gli avremmo dovuto fare la cortesia di lavorare senza copertura. Decisi di farlo, due mesi senza copertura li avevamo già gestiti in passato (anche se con meno persone) e non potevamo non dare continuità vista la delicatezza del progetto. Un po’ di timore lo avevo visto che negli anni precedenti eravamo già andati sotto di cifre importanti, in questo caso però avevamo un contratto e questo mi sembrava una garanzia.

Arriva gennaio, poi febbraio, poi marzo e dell’ordine non c’è traccia. Il cliente tenta di prendere tempo con scuse sempre più complesse, ad aprile la verità. Sono cambiati gli equilibri nel team di sicurezza e adesso lui non conta più nulla e quindi non sa dove prendere i soldi. Mi promette di impegnarsi a risolvere ma decidiamo di ridurre il numero di persone per limitare i danni. Abbiamo lavorato sui progetti di UniCredit sino a settembre 2018. Gli ordini che sono arrivati non coprivano minimamente le nostre spese e cosi decido di andare a parlare con il nuovo responsabile della funzione. Mi trovo così di fronte ad un personaggio di dubbie capacità che l’unica cosa che riesce a dirmi è che sono situazioni normali che devono essere accettate quando si decide di lavorare con UniCredit. Buono a sapersi, magari prima.

A fine 2018 la mia società, che l’anno prima aveva fatturato poco più di un milione, si trova con un credito di 380000 euro. Arriva qualche ordine che riduce la cifra di circa un terzo, ma ormai il problema è esploso. Cominciamo a ritardare gli stipendi, i dipendenti cominciano ad andare via (per fortuna sono persone valide e in poche settimane trovano tutte una nuova sistemazione) e così restiamo quattro gatti.

Oggi propio è arrivata un’ingiunzione di pagamento da parte di un ex dipendete che avanza due stipendi e il TFR. Non è stata una bella giornata, mi girano parecchio le scatole.

In questi mesi ho cercato in tutti i modi di recuperare questi soldi, purtroppo senza successo. Ieri sono andato dal nostro avvocato per fare un ingiunzione di pagamento, per una somma di tutto rispetto, che UniCredit ha un in primo tempo riconosciuto come dovuti, ma che in seguito a ritrattato.

Questa la situazione semplice. 

C’è poi la parte complicata, quella che ci ha portato a maturare un credito così importante. Si perché, oltre a fare il nostro lavoro in UniCredit, negli anni si siamo trovati anche a fare da fornitore a 360 gradi del team di security. Loro ci chiedevano qualcosa e noi glielo compravamo. I soldi li recuperavamo (quando non li abbiamo persi) fatturando più giornate a fine mese. Quindi, se c’era da comprare un iPhone da 600 euro, nel timesheet di fine mese venivano aggiunte due giornate in più. Qui però non si parla di un iPhone… In circa due anni, solo di iPhone, ne sono stati comprati più di 10, 5-6 mac book pro e molti vari accessori. Solo per parlare del mondo Apple! 

Le richieste erano le più variegate: storage, computer, servizi, licenze e persino consulenze di altre aziende che noi dovevamo pagare per poi prendere i soldi mesi dopo (senza neanche fare markup). Si perché se uno di UniCredit decide di far lavorare l’azienda di un amico e non può chiamarlo direttamente, cosa fa? Chiama un fornitore accreditato, su cui ha del budget (e quindi potere), e gli dice di far lavorare l’azienda “amica” e poi di aumentare gli importi delle fatture verso UniCredit per rientrare della spesa. Questo ovviamente non è previsto dai processi di UniCredit ed anzi è considerato molto grave come comportamento, ma siamo in Italia e visto che lo fanno tutti, che così si lavora se si vuole lavorare in UniCredit, come un cretino, anche io ci sono stato.

In qualche anno li dentro di aziende di “amici” ne ho viste parecchie ed in molti casi noi abbiamo dovuto rifare il lavoro che qualche azienda “amica” aveva fatto a cavolo, facendoselo strapagare e poi andando via lasciando un cumulo di immondizia al posto del sistema richiesto. Il caso più eclatante furono due progetti che vennero affidati, mi pare per quasi 400000 euro, ad un’azienda che non solo non consegnò mai nulla di decente, ma fu addirittura cacciata per (dicono voci di corridoio) gravi problemi di violazione della privacy. Da notare che quando si cominciò a parlare di quei due progetti, io mi presentai dal cliente con un offerta di 80000 per prenderli tutti e due. Ovviamente l’azienda “amica” vinse la gara. Altrettanto ovviamente, indovina un po’ tre anni dopo da chi andò il cliente per dirgli che VUMA e VMA (i due progetti in questione) andavano rifatti? Da IT Attitude, esatto. Sempre ovviamente, non fu rifatta una gara; come avrebbero potuto infatti giustificare i 400000 regalati all’altra azienda? No, vennero da noi e ci dissero di rifare i due sistemi e di aumentare il computo delle giornate ad ogni fine mese, in modo da coprire i giorni lavorati sui due progetti che andavano portati avanti “di nascosto”.

Una cosa importante mi sono dimenticato! Alla fine la famosa gara venne chiusa a 320 euro/giorno, c’era però un tacito accordo che la tariffa reale sarebbe stata di 400 (invece dei 450 iniziali) e che gli 80 euro di differenza di ogni giorno/uomo l’avremmo bilanciato aggiungendo giornate. Il giochino era noto a tutti. Al cliente che l’aveva proposto pur di farci vincere la gara, a noi ovviamente, ma anche al procurement, a cui alla fine andava bene perché avrebbe potuto comunque segnare un bel taglio sulla tariffa giornaliera. Ovviamente UniCredit avrebbe speso uguale, ma tanto dei soldi di UniCredit non interessa a nessuno, soprattutto ai suoi dipendenti.

Come si sa quando le cose vanno bene tutto funziona, quando cominciano ad andare male tutto va peggio. Ecco così è successo anche a me. Io comunque non mi scoraggio. Questo è l’inizio di un’altra storia.