La colpa non è solo dell’utonto

Premetto subito che non ho nulla contro Fastweb, anzi; è il mio provider preferito e questo post cita Fastweb solo come esempio.

Ho notato che Fastweb invia SMS contenenti link al proprio sito. Questa modalità di comunicazione non è a mio avviso corretta, soprattutto perché tende a educare male i propri utenti.

Dato che sappiamo bene come l’utente tenda a non capire chi gli stia scrivendo ed allo stesso tempo ami cliccare in modo compulsivo su qualsiasi link gli compaia, penso che sarebbe il caso di evitare di inviare link che rafforzino questa tendenza insana.

Penso che sarebbe più saggio impegnarsi a non inviare mai link ai propri utenti e ricordare questo agli stessi, magari chiudendo ogni comunicazione con una frase tipo “Ricordati che non ti invieremo mai link, quindi non dovrai mai aprire link che pensi possano arrivarti da noi”. Almeno in caso di incidente si potrò dire al cliente “te l’avevamo detto”.

Ovviamente per poter smettere di inviare link ai propri utenti si renderà necessario avere un sito internet funzionante e soprattutto con un motore di ricerca che faccia il proprio mestiere.

IT Attitude chiude :(

Dopo anni di duro lavoro ed impegno, mio ma non solo, IT Attitude è fallita.

Ho ricevuto l’altro giorno la chiamata da parte dell’avvocato che mi avvisava dell accaduto. C’erano state diverse udienze e diversi rinvii, un po’ dovuti alla pandemia, un po’ al girare di carte dovuto ai meccanismi legali. Io intanto ho provato a trovare una soluzione, cercando di proporre nuove attività a nuovi clienti, ma da solo non sono riuscito ad avviare attività sufficienti a rimettere a posto le cose.

Non è una bella sensazione quella del fallimento. Non è la prima volta che fallisco in qualcosa, però questa volta la cosa è più pesante.

La situazione che però mi sta veramente sullo stomaco è il fatto che tutto questo derivi dal mio errore di aver affidato il futuro della mia azienda ad un cliente di merda. Si è trattato di un errore fatale.

Che lavorare per UniCredit fosse rischioso l’avevo capito rapidamente, eppure nonostante tutto non ho lasciato quando avrei dovuto. Certo, adesso è facile capire quando avrei dovuto lasciare quella palude, però in effetti, con lucidità, anche all’epoca avrei dovuto capire che era un ambiente insano.

Come tutti i fallimenti resta l’esperienza, le competenze acquisite e soprattutto l’amicizia nata con persone fantastiche.

Non è la fine, restano da sistemare alcune situazioni e poi ci sono nuove avventure, però i coglioni girano.

In tutto questo l’udienza contro UniCredit era stata fissata a giugno… Vedremo che succederà, ormai anche solo per curiosità.

Finalmente udienza!

E finalmente arrivò il 18 giugno! Dopo un paio di rinvii causa COVID, ieri era il giorno dell’udienza per l’ingiunzione di pagamento che abbiamo presentato come IT Attitude verso UniCredit.

L’udienza si è tenuta presso il Tribunale di Milano e nonostante il mio avvocato avesse provveduto ad avvisarmi che si sarebbe svolta “nelle forme della trattazione scritta” io qualche giorno prima mi ero già attrezzato per la trasferta! Per fortuna che la formula, per quanto io ignorante in materia, mi aveva messo la pulce nell’orecchio e così avevo deciso di chiamare il mio avvocato per chiedere conferma. Mi disse che non c’era da andare da nessuna parte e che avremmo depositato note scritte. Bene, mi sono risparmiato una gita inutile a Milano e relativa figuraccia…

Oltre alle nostre note anche l’avvocato di UniCredit ha depositato le sue. Dopo aver letto la nota un paio di volte ho pensato di riprendere quanto scrittovi per questo post, un po’ per raccogliere le idee, un po’ per condividere con voi quello che succede in alcune presunte “grandi aziende”.

Nei nostri atti abbiamo riportato il fatto che il nostro credito nei confronti di UniCredit è maturato a fronte di comportamenti interni a UniCredit stessa in contrasto delle loro stesse regole aziendali. Questo ovviamente l’avvocato di UniCredit non può accettarlo come dato di fatto, però (non avendo io ragione di pensare che esso sia uno sprovveduto) sono certo che in cuor suo ben sappia come funzionino le cose. La realtà, anche se inelegante, resta tale, quindi ritengo sano riportare un po’ di numeri e fatti.

Nelle note di UniCredit si legge “presunta e non provata “consuetudine consolidata tra le parti””. Ovviamente UniCredit contesta il fatto che gli si dica che alcuni dei suoi facciano come cazzo gli pare, ma tant’è.

La visione paradisiaca in cui a inizio anno si assegna un budget e con quello i manager fanno i progetti, non funziona sempre. Anzi, spesso già ad Aprile li trovi che cercano soldi per fare cose (utili o meno, dipende dai punti di vista) e molto spesso per cercare di tappare casini fatti a suo tempo ed ancora pendenti. Nel nostro caso, il casino era che a fronte di un budget per un’attività da svolgere con alcune persone, ci fu chiesto di fare diverse altre attività, con più persone coinvolte. Oltre a questo ci fu chiesto di subappaltare attività a società terze, non accreditate presso UniCredit (chissà come furono scelte quelle società) e di comprare materiale da far poi passare come giornate.

Qui il primo dubbio che mi viene rileggendo (immagino che sarebbe dovuto venire anche a qualcuno in UniCredit) è, ma questi con un team di x persone, come fanno a fattura più di x * <giorni del mese>? E si perché se metti nero su bianco che una persona ha lavorato 40 giorni in un mese, in un’azienda normale qualcuno ti chiama e ti chiede chiarimenti, in UniCredit no. O meglio, in alcuni casi lo fanno e in altri no (chissà come discriminano).

Così ad esempio, a fronte di un ordine per un attività di “running”, abbiamo emesso fattura per l’intero importo annuale, ad Aprile. Nessuno ha chiesto come mai fatturassimo l’attività otto mesi prima. Ma un caso potrebbe non essere consuetudine, vediamo se ne trovo altri…

Ad esempio, visto che a fronte delle continue richieste di UniCredit noi eravamo sempre sotto di ordini, la risposta della banca quale era? Un classico “fattura su questo”, dove “questo” identificava un PO emesso per un’attività di cui non avevamo mai sentito parlare, con richiedenti a noi sconosciuti, ma evidentemente compiacenti. Ad esempio:

  • 2000408157
  • 2000416132
  • 2000402596
  • 2000398771
  • 2000393392
  • 2000391292
  • 2000381248
  • 2000351132
  • 2000331446
  • 2000297022

Ne riporto giusto una decina ma l’elenco di ordini “al portatore” che sono stati utilizzati da UniCredit per gestire il credito nei nostri confronti è ben più ampio. Anche questo è indice di “presunta e non provata “consuetudine consolidata tra le parti””? Se questo è normale non oso immaginare cosa altro possa succedere li dentro.

Un altro passaggio che trovo quasi divertente è questo:

“La It Attitude S.r.l., inoltre, risulta sottoposta a procedura concorsuale (cfr doc. 29 parte attrice) e sussiste, pertanto, il concreto rischio che Unicredit Services S.c.p.a. non riesca a conseguire la restituzione degli importi versati in caso di concessione della provvisoria esecutività al decreto ingiuntivo opposto.”

In parte ha ragione, la mia azienda versa in pessime acque. Quello che però bisogna anche dire è che questa situazione deriva dal fatto di avere cominciato a lavorare con UniCredit. Mi sono trovato invischiato in una situazione che pur sembrandomi strana mi è stata fatta passare per normale. Io ho sbagliato e ho dato fiducia a UniCredit e a chi la rappresentava e ho cominciato a seguire le loro regole. Ho sbagliato perché non avevo valutato che le loro regole servono solo a tutelare loro.

Per adesso direi basta qui, magari farò una rubrica settimanale con un post ogni lunedì. La chiamerò “pillole di UniCredit”.

YI Action Cam case

After trying a couple of cases for my YI Action Cam I decided to try to print one for use with the GoPro chest mount.

With the classic one that you buy on Amazon, while recording mountain bike videos, I experienced two problems: a loud background rustle and a limit in the useful inclination.

Using the classic case, the sound problem I think is due to a rustling that occurs inside the case. Use this printed case leaves the microphone exposed instead.

Download: https://v1.tinkercad.com/things/hG18RYlPKZ6

In addition to the printed parts, the following screws and nuts are required for assembly:

  • 4x screw M3x30mm
  • 4x screw M3x15mm
  • 8x self-locking nut M3

The base compatible with GoPro support is not integrated in the case, this is to allow everyone to develop new supports for different uses.

Argilla

Argilla is my new project available on Github.

Argilla is a simple distributed bus for the integration between microservices. The adoption of Argilla allows the elimination of microservice endpoint configuration so that they can be managed more easily.

At present the project is functional even if it is not performing and unstable. Your help could be very useful to improve it 😉

The idea of this project starts from an internal need of my cyber security project developed in .NET Core on Linux. I needed to enable various services to communicate without having to manage a catalog and even worse a distributed configuration. I also had the need to have callbacks from calls that can last for hours.

Creating an Argilla enabled microservice is very simple, just add a reference, a few lines of code and your microservice are ready.

The architecture of Argilla is very simple, there is a Resolver server and its endpoint is configured in the various microservices. Argilla automatically publishes the catalog of services endpoint so that clients can consume the services without previously knowing their locations. If multiple services implement the same service, the client takes turns invoking the services to distribute the load. The client then takes care not to invoke the offline services and turn the requests to those available.

The good of the pandemic

Talking about “good” referring to a pandemic may be out of place but I am firmly convinced that there is good in everything.

I think the good thing about this pandemic lies in the demonstration that we are insignificant to the universe.

We are fragile beings whose existence hangs by a thread; faced with serious problems there are no weapons, supremacies or gods to help us. We have to help ourselves.

We must improve and be more efficient, more educated and progressive. Only progress can save us.

Conservatives can kiss my ass.

3D print face mask – part 2

Read part one.

My friend Mattia told me about this mask project and after try it I decided to tell you about my experience.

Project: https://amaskforall.com/home
Download: https://www.thingiverse.com/thing:4249825

I really like the project, especially the filter fixing mechanism, it is very robust and does not require you to touch the inside of the mask. The opening is very wide and the filter allows a good air flow. From this point of view it seems to me the best. Completed the print, the mask is very clean and does not require cleaning or further activities.

However, there are two (really) minor problem: it is the slowest to print and (at least on my face) it does not have an excellent seal. The first one is not a problem, the second one is easily solved with a little rubber positioned as a gasket.