Finalmente udienza!

E finalmente arrivò il 18 giugno! Dopo un paio di rinvii causa COVID, ieri era il giorno dell’udienza per l’ingiunzione di pagamento che abbiamo presentato come IT Attitude verso UniCredit.

L’udienza si è tenuta presso il Tribunale di Milano e nonostante il mio avvocato avesse provveduto ad avvisarmi che si sarebbe svolta “nelle forme della trattazione scritta” io qualche giorno prima mi ero già attrezzato per la trasferta! Per fortuna che la formula, per quanto io ignorante in materia, mi aveva messo la pulce nell’orecchio e così avevo deciso di chiamare il mio avvocato per chiedere conferma. Mi disse che non c’era da andare da nessuna parte e che avremmo depositato note scritte. Bene, mi sono risparmiato una gita inutile a Milano e relativa figuraccia…

Oltre alle nostre note anche l’avvocato di UniCredit ha depositato le sue. Dopo aver letto la nota un paio di volte ho pensato di riprendere quanto scrittovi per questo post, un po’ per raccogliere le idee, un po’ per condividere con voi quello che succede in alcune presunte “grandi aziende”.

Nei nostri atti abbiamo riportato il fatto che il nostro credito nei confronti di UniCredit è maturato a fronte di comportamenti interni a UniCredit stessa in contrasto delle loro stesse regole aziendali. Questo ovviamente l’avvocato di UniCredit non può accettarlo come dato di fatto, però (non avendo io ragione di pensare che esso sia uno sprovveduto) sono certo che in cuor suo ben sappia come funzionino le cose. La realtà, anche se inelegante, resta tale, quindi ritengo sano riportare un po’ di numeri e fatti.

Nelle note di UniCredit si legge “presunta e non provata “consuetudine consolidata tra le parti””. Ovviamente UniCredit contesta il fatto che gli si dica che alcuni dei suoi facciano come cazzo gli pare, ma tant’è.

La visione paradisiaca in cui a inizio anno si assegna un budget e con quello i manager fanno i progetti, non funziona sempre. Anzi, spesso già ad Aprile li trovi che cercano soldi per fare cose (utili o meno, dipende dai punti di vista) e molto spesso per cercare di tappare casini fatti a suo tempo ed ancora pendenti. Nel nostro caso, il casino era che a fronte di un budget per un’attività da svolgere con alcune persone, ci fu chiesto di fare diverse altre attività, con più persone coinvolte. Oltre a questo ci fu chiesto di subappaltare attività a società terze, non accreditate presso UniCredit (chissà come furono scelte quelle società) e di comprare materiale da far poi passare come giornate.

Qui il primo dubbio che mi viene rileggendo (immagino che sarebbe dovuto venire anche a qualcuno in UniCredit) è, ma questi con un team di x persone, come fanno a fattura più di x * <giorni del mese>? E si perché se metti nero su bianco che una persona ha lavorato 40 giorni in un mese, in un’azienda normale qualcuno ti chiama e ti chiede chiarimenti, in UniCredit no. O meglio, in alcuni casi lo fanno e in altri no (chissà come discriminano).

Così ad esempio, a fronte di un ordine per un attività di “running”, abbiamo emesso fattura per l’intero importo annuale, ad Aprile. Nessuno ha chiesto come mai fatturassimo l’attività otto mesi prima. Ma un caso potrebbe non essere consuetudine, vediamo se ne trovo altri…

Ad esempio, visto che a fronte delle continue richieste di UniCredit noi eravamo sempre sotto di ordini, la risposta della banca quale era? Un classico “fattura su questo”, dove “questo” identificava un PO emesso per un’attività di cui non avevamo mai sentito parlare, con richiedenti a noi sconosciuti, ma evidentemente compiacenti. Ad esempio:

  • 2000408157
  • 2000416132
  • 2000402596
  • 2000398771
  • 2000393392
  • 2000391292
  • 2000381248
  • 2000351132
  • 2000331446
  • 2000297022

Ne riporto giusto una decina ma l’elenco di ordini “al portatore” che sono stati utilizzati da UniCredit per gestire il credito nei nostri confronti è ben più ampio. Anche questo è indice di “presunta e non provata “consuetudine consolidata tra le parti””? Se questo è normale non oso immaginare cosa altro possa succedere li dentro.

Un altro passaggio che trovo quasi divertente è questo:

“La It Attitude S.r.l., inoltre, risulta sottoposta a procedura concorsuale (cfr doc. 29 parte attrice) e sussiste, pertanto, il concreto rischio che Unicredit Services S.c.p.a. non riesca a conseguire la restituzione degli importi versati in caso di concessione della provvisoria esecutività al decreto ingiuntivo opposto.”

In parte ha ragione, la mia azienda versa in pessime acque. Quello che però bisogna anche dire è che questa situazione deriva dal fatto di avere cominciato a lavorare con UniCredit. Mi sono trovato invischiato in una situazione che pur sembrandomi strana mi è stata fatta passare per normale. Io ho sbagliato e ho dato fiducia a UniCredit e a chi la rappresentava e ho cominciato a seguire le loro regole. Ho sbagliato perché non avevo valutato che le loro regole servono solo a tutelare loro.

Per adesso direi basta qui, magari farò una rubrica settimanale con un post ogni lunedì. La chiamerò “pillole di UniCredit”.

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